Brand Identity: la rappresentazione di un marchio
Scritto da Micol il 14 Aprile 2021

Brand Identity: la rappresentazione di un marchio

Il 2020 è stato un anno che ha messo la popolazione italiana, ma non solo, di fronte a nuovi ostacoli da superare, ostacoli mai visti prima e difficoltà legate al lavoro e alla vita quotidiana. Questa situazione ha permesso a molti di avere più tempo libero e necessità o volontà di trovare un impiego alternativo. L’interesse per la Brand Identity e tutti i suoi elementi nasce dall’aver visto moltissimi ragazzi e ragazze creare un proprio brand durante la pandemia, come metodo per guadagnare soldi in più o semplicemente per avere qualcosa da fare durante un periodo difficile, come evidente girando sui social. Ci siamo quindi chiesti quali sono le caratteristiche e gli elementi di un marchio, considerati fondamentali per poter arrivare a parlare di Brand Identity. L’idea di riuscire a creare un marchio da zero, basandosi sugli utenti target e su preferenze personali, ha sempre affascinato il team di UXinpills.

La scelta degli shop online sembra essere molto gettonata tutt’ora, questi hanno permesso a molti di condividere le proprie passioni e capacità, arrivando a vendere le proprie creazioni online. E per questi small businesses nati in tempo di pandemia, i social risultano essere uno strumento fondamentale di promozione: da TikTok a Instagram, sono stati abbandonati i cartelloni pubblicitari e i canali tv per una pubblicità più accessibile e moderna.

È stato, infine, interessante avere un riscontro da chi lavora in questo ambito, chi ha vissuto in prima persona questo fenomeno e ha deciso di buttarsi in una nuova avventura. Troverai l’intervista a Marta e Martina, proprietarie del brand di gioielli Meraki Jewels in fondo all’articolo.

Partendo, quindi, da tutto ciò che abbiamo potuto osservare intorno a noi, abbiamo pensato di analizzare come un marchio riesce ad esprimersi e come riesce a rappresentare le persone che lo creano e quelle che decidono di investirci e comprarci.

1. Il concetto di Brand Identity

La Brand Identity, anche detta identità di marca, rappresenta l’insieme di elementi identificativi, caratteristiche fisiche e psicologiche di un brand. Non si parla solo di elementi visibili, ma anche di tutti quei valori che un brand vuole trasmettere. Nello scenario comune una marca è definita dal suo nome, dal suo logo e dal prodotto che vende. Il processo per arrivare a creare un marchio e quindi per poter parlare di Brand Identity è molto più complesso, bisogna analizzare anche aspetti più di nicchia. La Brand Identity permette di identificare una marca in modo semplice e immediato, che è proprio lo scopo di chiunque crei un marchio. Alla base di quest’identità vi è un’attenta analisi del target di riferimento e del contesto entro il quale il brand va ad inserirsi.

La Brand Identity esiste da sempre, non è sempre stata definita tale, ma la necessità di differenziarsi da altri competitor e rendere un proprio prodotto unico e inimitabile è sempre stata presente nel mercato e nel mondo delle compravendite. Secondo David Aaker, una Brand Identity può essere descritta attraverso diverse prospettive:

  • Marca come prodotto: in questa categoria vengono inserite tutte le percezioni di un prodotto di un’azienda da parte di un utente. Tra queste caratteristiche possiamo individuare il luogo di produzione, il rapporto qualità-valore del prodotto, le modalità di uso del prodotto, ma anche gli attributi stessi.
  • Marca come organizzazione: qui rientrano invece le percezioni del cliente circa l’organizzazione, tra cui la filosofia gestionale alla base della strategia imprenditoriale, la storia e la cultura dell'azienda.
  • Marca come simbolo: rappresenta l’identità visiva, quindi i simboli e codici di comunicazioni alla base di ogni tipo di interazione con il consumatore.
  • Essenza della marca: ciò che la marca vuole rappresentare e ispirare.
  • Identità centrale: rientrano la mission e la strategia aziendale all’interno del mercato. Questi risultano invariati nel momento in cui si modificano i mercati o vi sono nuovi prodotti.
  • Identità allargata: comprende tutte le caratteristiche che definiscono la marca, specificandone il significato e che sono mutabili nel tempo.

1.1 Brand Identity, Brand Image e Brand Reputation

È molto facile confondersi con questi termini; infatti Brand Identity, Brand Image e Brand Reputation vengono spesso usati per indicare la stessa cosa. In realtà sono tutti e tre componenti del brand, ma si riferiscono a cose diverse. Come detto prima, la Brand Identity (identità di marca) rappresenta tutti gli elementi visibili di un marchio, tutti i simboli e caratteristiche che sono uniche di un determinato brand. Il problema, però, è che non sempre l’utente percepisce un marchio come l’azienda vorrebbe. Ed è qui che entra in gioco la Brand Image. La Brand Image (immagine di marca) rappresenta tutti gli aspetti non necessariamente visibili che definiscono il brand e quindi come gli utenti lo percepiscono. Di questa fanno parte la componente emotiva, in particolare si fa riferimento alla necessità che un potenziale cliente provi emozioni positive di fronte a un prodotto. Infine, la Brand Reputation (reputazione di marca) si collega ai sentimenti di fedeltà, apprezzamento del cliente verso un marchio. Rientra in questa categoria anche l’importanza dell’interazione con i clienti, il tipo di approccio utilizzato dall’azienda e più in generale, come un cliente possa diventare target e modo migliore per far conoscere il marchio.

1.2 Il questionario

Cosa pensano le persone della Brand Identity e dei suoi elementi? Quali sono le caratteristiche che un potenziale compratore valuta in modo positivo? Noi di UXinpills ce lo siamo chiesti e per poter parlare in modo più approfondito degli elementi della Brand Identity abbiamo somministrato un questionario a 130 persone. Questo studio non può essere considerato rappresentativo della popolazione in quanto troppe poche persone hanno preso parte rispondendo al questionario, è stato però utile ad avere una visione ridotta di quello che potrebbe essere uno studio più ampio.

Il questionario è formato da 18 domande, alcune a scelta multipla e altre a risposta aperta. In particolare, abbiamo voluto indagare la percezione di alcuni elementi della Brand Identity: logo, slogan, packaging e colori. Le domande possono essere divise in due categorie, abbiamo infatti chiesto ai soggetti di indicare le caratteristiche che preferiscono per ogni elemento preso in considerazione e di analizzare le caratteristiche di alcuni degli elementi tramite immagini di esempio. Per non rischiare di entrare nel contesto della Brand Image, abbiamo posto domande sui soli elementi della Brand Identity, analizzando appunto come un potenziale cliente vede gli elementi della marca, lasciando stare tutta la componente emotiva, quella legata alla fedeltà del cliente e in generale, le impressioni su una marca.

Puoi vedere le domande del questionario nel form che abbiamo creato. Il questionario è stato chiuso e ogni risposta pervenuta dopo la chiusura non incide sulle considerazioni finali.

2. Gli elementi della Brand Identity

La Brand Identity si fonda sull’esistenza di determinati elementi cardine, elementi che si legano tra loro per formare l’identità di un marchio. Qualsiasi brand deve dedicare tempo e attenzione a definire ognuno degli elementi al fine di proporre sul mercato un prodotto completo e funzionale. Gli elementi:

  • Nome
  • Logo
  • Slogan
  • Vision e mission
  • Packaging
  • Colori
  • Attributi

2.1 Nome

Il nome è considerato uno degli elementi chiave di una marca. È, infatti, la prima caratteristica con cui solitamente veniamo in contatto, quello che tende a rimanere in testa per più tempo. Il processo tramite cui scegliere il proprio nome viene definito naming, ovvero la ricerca del nome perfetto per vendere di più. La categoria dei nomi è vastissima, non vi sono delle regole specifiche da seguire, ma più che altro accorgimenti. Certo che, se il nome è corto e d’impatto, un cliente lo ricorderà con più facilità. Tutto il processo di naming viene considerato un processo creativo, con lo scopo di trovare idee originali ed efficaci. In generale, si possono avere moltissime categorie di nomi: astratti, acronimi, nomi dei fondatori o soci. Nel caso di multimarca, ovvero l’unione di più marche sotto una stessa casa produttrice, si parla di house of brands, mentre quando si fa riferimento a prodotti che hanno una sola marca, si dice brand of the house.

Il nome di un brand deve essere facile da ricordare, deve essere unico, deve essere personale, ma deve essere anche coerente con il brand che identifica e solido nel tempo. Tutte queste specifiche vengono racchiuse perfettamente in sette punti dal sito entrepreneur.com:

  1. Il nome deve suonare bene quando viene pronunciato.
  2. Il nome deve avere un significato e veicolare cose positive.
  3. Evitare parole che hanno una pronuncia strana (per esempio "Tumblr", "u" al posto di "you").
  4. Stare attenti alle iniziali, che sono sì comode, ma allo stesso tempo noiose.
  5. Usare nomi specifici.
  6. Registrare il nome del marchio.
  7. Testare il nome su Google Ads (precedentemente conosciuto come AdWords), utile per vedere annunci con nomi simili.

2.2 Logo

Il logo di un’azienda è definito da un insieme di simboli che vanno a rappresentare al meglio il brand stesso. È un elemento identitario del brand ed è caratterizzato da un’immagine rappresentativa, una scritta o addirittura entrambe. Perché un’azienda ha bisogno di un logo, così come ha bisogno di un nome? Un’azienda deve farsi riconoscere e deve risaltare all’interno della categoria a cui appartiene affinché le vendite o le visite aumentino. Insieme al nome, il logo è spesso uno dei primi elementi con un cui un potenziale cliente entra in contatto. Possiamo identificare tre tipologie di logo principali:

  • Wordmark: definito marchio denominativo, ha il nome del brand all’interno.
  • Iconico, dove si utilizzano immagini per rappresentare o concretamente o in modo astratto la marca.
  • Logo di combinazione: vi sono sia la componente di nome che quella di immagine.

Di seguito un esempio per tipologia.

Esempio di loghi

2.2.1 Loghi: cosa ne pensano le persone

Abbiamo chiesto ai soggetti di indicare quali elementi di un logo vengono considerati più importanti.

Nella seconda parte, abbiamo deciso di chiedere ai soggetti di valutare tre coppie di loghi di tre aziende, per indagare l’impatto del nuovo logo sui potenziali consumatori ed eventuali problematiche legate al cambiamento. In questo modo abbiamo potuto vedere l’opinione sui diversi elementi citati prima in loghi esistenti. Non sappiamo il reale motivo per cui le aziende hanno deciso di cambiare e quindi tutto ciò che verrà riportato sono opinioni puramente soggettive circa l’efficacia o meno del logo. Il cambiamento del logo può, infatti, derivare da diverse necessità, tra cui quella di modernizzazione o di cambiamento del messaggio che si vuole trasmettere.

Loghi delle tre aziende a confronto

Per i primi due loghi, Volkswagen e Warner Bros, le risposte sono state molto simili. Infatti, è stato sottolineato come, sia il logo recente che quello più vecchio riescono a veicolare il significato allo stesso modo. Infatti, sia la “W” che “Warner Bros” in primo piano richiamano alla mente in modo immediato il brand a cui appartengono. Il lato minimale e la semplicità vengono associati a una più facile capacità di ricordare il logo, ma nel frattempo, vi è una sensazione di anonimità. Questo porta a una minore dinamicità, a causa delle linee molto spigolose e rigide, per via del monocolore scuro. Come vedrai nella parte dedicata al colore, certi colori richiamano di più sensazioni di energia, mentre altri alla tranquillità. Le linee pulite e monocolore li fanno sembrare a un timbro, il che può risultare più pratico e immediato, ma anche statico e schematico. Questo aspetto ha anche portato i soggetti a sottolineare la modernità che il nuovo logo ha rispetto a quello vecchio, con le sue linee decise e precise. Infine, il logo più recente viene spesso considerato come una versione meno curata di quello vecchio, per via dell’eliminazione della tridimensionalità, dei differenti colori e una riduzione del realismo.

Per il logo della Warner Bros è stato sottolineato da più soggetti un problema legato all’abitudine e al ricordo legato all’azienda e conseguentemente al logo. Il logo più vecchio aveva più sfumature e, proprio grazie a questo, risulta più impresso nella memoria, con i suoi colori e forme ed è chiaramente difficile da dimenticare. Inoltre, è diventato un simbolo della cultura occidentale, non ha nemmeno più bisogno del nome del brand scritto per essere riconosciuto.

Il caso di Dazn è stato l’unico dove i soggetti hanno espresso una preferenza per il nuovo logo in modo quasi univoco. In generale, i soggetti non hanno sottolineato molte differenze ed effettivamente i due loghi sono molto simili, con piccole differenze nel font. Questo è stato considerato più compatto, leggibile. Le linee più arrotondate del font del logo più recente lo rendono più naturale, aumentando anche il contrasto tra il bianco e il nero del logo. È stata sottolineata una cosa importante: con la modifica del font, si rende il logo più leggibile anche a distanze più elevate e risulta più facile leggerlo anche per le persone con problemi di vista.

Il logo è una rappresentazione del brand e abbiamo visto come le modifiche, ritenute sicuramente necessarie dalle aziende, non sono sempre viste in modo positivo.  

2.3 Slogan

Lo slogan è rappresentato da una frase breve, immediata e facile da ricordare, associata in modo quasi automatico alla marca a cui si riferisce. Uno slogan si pone come obiettivo quello di rappresentare la marca, con i suoi principi e valori. Le compagnie hanno gli slogan per lo stesso motivo per cui hanno i loghi: pubblicità. Gli slogan sono rappresentazioni uditive delle marche, richiedono l’attenzione dei clienti molto più velocemente di un singolo prodotto. Secondo HowStuffWorks, uno slogan deve avere diverse caratteristiche:

  • Deve essere memorabile, un cliente deve ricordarlo in modo facile ed immediato.
  • Deve includere una parola chiave relativa ai benefici dati dai prodotti.
  • Deve rendere unica la marca, sottolineando una caratteristica che la differenzia.
  • Deve trasmettere emozioni positive relative al brand.

Abbiamo chiesto ai soggetti di scrivere uno slogan che si ricordavano in particolare. Non possiamo chiaramente riportarli tutti, ma è stato interessante vedere la varietà di esempi scelti. Quasi tutti gli slogan riportati hanno almeno una delle caratteristiche citate prima, il che ci fa pensare che la scelta di questi da parte del brand è stata studiata nel minimo dettaglio. Alcuni degli slogan riportati:

Slogan

Per vedere gli altri slogan proposti dai soggetti, guarda l’elenco completo.

2.4 Vision e mission

La vision, la visione del marchio, equivale all’idea del brand stesso, rappresenta l’insieme dei suoi obiettivi e valori. Per poter parlare di vision, è utile porsi una domanda: cosa vuoi dal tuo brand? La mission, la missione, rappresenta il lato pratico del marchio, quindi tutte le azioni che devono essere messe in atto affinché gli obiettivi e quindi la vision del marchio vengano raggiunti.

Thebranddesigner.com ha riassunto il significato di Vision e Mission in una frase: per raggiungere la vetta (vision), devi percorrere il sentiero (mission).

Queste due componenti sono fondamentali per il brand e per la Brand Identity. Permettono di creare un piano di lavoro per il futuro, una linea da seguire sempre per raggiungere i propri obiettivi.

2.5 Packaging

Il packaging rappresenta il confezionamento del prodotto. Un marchio che vende prodotti deve per forza pensare a come proporrà il prodotto, quindi deve interrogarsi circa la grafica della scatola o del barattolo che possono essere più adatte. Fondamentale per questo elemento della Brand Identity è l’attenzione ai dettagli e al marchio stesso. Il packaging non è altro che un prolungamento del brand nelle mani del cliente, una sua ulteriore traduzione e deve rappresentare al meglio tutto il marchio.

La funzione del packaging, così come quella dei colori del brand, è quella di rappresentare ulteriormente tutti i valori del brand. Un packaging facile da associare, unico e soprattutto funzionale e comodo, permette al brand di crescere e svilupparsi ulteriormente. Ci sono alcuni esempi di packaging che associamo automaticamente a una marca, pensa a Barilla con le sue scatole blu (adesso azzurre), Coca Cola con la sua scritta bianca su sfondo rosso sull’etichetta e la bottiglia in vetro.

2.5.1 Packaging: cosa ne pensano i soggetti

Quali sono gli elementi caratterizzanti di un buon packaging? Abbiamo chiesto di nuovo ad alcuni soggetti di indicare le loro preferenze sugli elementi.

In una seconda parte delle domande sono state presentate a coppie due confezioni del medesimo prodotto, una delle quali con piccole modifiche. La confezione A rappresenta il pacco di pasta Dececco o la crema Cerave che si compra nei supermercati e farmacie, mentre la confezione B è una versione modificata della stessa confezione. Abbiamo scelto di modificare la quantità e qualità delle informazioni sopra ogni confezione, abbiamo eliminato alcune informazioni ritenute da noi necessarie, rendendo le confezioni più vuote. La scelta di presentare due versioni di uno stesso packaging di prodotto deriva dalla necessità di valutare se alcuni elementi eliminati nell’immagine B possono essere considerati fondamentali.

Quando si compra, online o fisicamente, ci si aspetta un prodotto con tutti i dettagli, la provenienza, i contenuti, il nome e tutte le caratteristiche necessarie per utilizzarlo al meglio. In generale, i commenti sulla scelta della confezione per la pasta sono stati molto positivi verso il pacco A. è stata sottolineata la mancanza del nome della pasta o della crema, ritenuto fondamentale nel momento in cui qualcuno decide di comprare il prodotto. La confezione A è stata valutata come migliore tipo di packaging, poiché più dettagliata, con più informazioni necessarie per capire quale prodotto si sta acquistando e quali sono le caratteristiche. Questo ha dimostrato la nostra teoria iniziale circa la necessità di informazioni sulla confezione affinché risulti chiaro cosa si sta comprando. A livello visivo, la confezione B è definita più bella, piacevole e pratica, in quanto non è piena di scritte, ma che, in sostanza, questo si applica solo se le informazioni tolte non sono importanti. Un elemento sottolineato molto interessante è l’associazione al sentimento di fiducia: alcuni soggetti hanno affermato che una confezione con più dettagli spesso ispira molta più fiducia, poiché vi sono scritte caratteristiche e contenuti e quindi già da subito si sa cosa si compra. Inoltre, la grande quantità di informazioni presenti può sembrare inutile e superflua, ma quando poi si cercano le caratteristiche nella confezione (soprattutto quando non vi sono altri foglietti in cui sono scritte le caratteristiche), è utile averle tutte a portata di mano.

Sicuramente, per la confezione della pasta Dececco, anche il colore gioca un ruolo fondamentale. Infatti, molti soggetti hanno sottolineato come, pur non avendo molte informazioni circa il tipo di pasta, comprerebbero comunque perché riconoscono la marca e sanno com’è la pasta. Anche se noi personalmente non l’avevamo considerato, la bandiera di origine del prodotto è stato un elemento ritenuto molto importante.

Per quanto riguarda la crema nello specifico, la questione della professionalità viene sottolineata da molti: il packaging con tutte le scritte, il nome del brand e del prodotto, risulta un prodotto più professionale rispetto a quello senza informazioni. Inoltre, la presenza esagerata di spazi vuoti, rendono il prodotto A estremamente anonimo e quasi inutile, in quanto mancano le caratteristiche di base del prodotto.

Confronto packaging modificato e non

2.6 Colori

Un ulteriore elemento di analisi della Brand Identity è il colore. Ti abbiamo già parlato in un articolo della psicologia del colore, ma come si applica questa alla Brand Identity? Ogni colore ha un suo significato, il nostro cervello associa automaticamente colori ed emozioni, valutando in modo diverso in base a quello.

  • Rosso. È un colore acceso, vibrante e anche stimolante, come colore caldo è collegato ad emozioni positive e risulta uno dei colori che vengono notati per primi. Il rosso viene prettamente usato nell’ambito alimentare, è un colore dinamico, richiama vivacità e prontezza. Il problema di questo colore è il fatto che viene utilizzato altrettanto spesso per indicare situazioni di pericolo, dà quindi anche una sensazione di allerta e necessità di allontanarsi da una situazione. Alcuni brand che usano il rosso sono Coca Cola, Kellogg’s in ambito alimentare e Lego in ambito non alimentare.
Marchi di colore rosso
  • Giallo. È il colore legato al concetto di energia per eccellenza: trasmette gioia e calore. Come il rosso, anche il giallo può essere considerato come un colore che stimola l’attivazione e dà una sensazione di ottimismo e positività. La combinazione di sfondo giallo con scritta nera è inoltre una delle combinazioni cromatiche più facili da leggere. Alcune marche che utilizzano il giallo e, in particolare, la combinazione cromatica giallo-blu sono Eni, Nikon e Post-it.
Marchi di colore giallo
  • Blu. È il colore più usato nei loghi, infatti si correla con sensazioni di rilassamento, fiducia e serenità. È il colore usato da aziende che fondano sull’interazione tra persone, come Twitter e Facebook.
Marchi di colore blu
  • Verde. Ha alcune caratteristiche del blu, come il legame con sensazioni di tranquillità. È il colore dell’ecologia, del bio e della natura per eccellenza. Viene utilizzato dalle aziende che si occupano di natura, animali e cibo biologico, ma anche da aziende quali Whatsapp e Android. Proprio per la sua capacità di veicolare fiducia, viene spesso utilizzato anche da assicurazioni. Alcuni brand che utilizzano il verde sono Starbucks e Heineken.
Marchi di colore verde
  • Arancione. Questo colore nasce dall’unione di due colori precedenti: giallo e rosso. Per questo motivo detiene alcune caratteristiche di entrambi i colori: energia dal giallo, attivazione dal rosso. Viene considerato come un colore che ispira accoglienza e fiducia, per le sue caratteristiche di dinamicità e vivacità. È uno dei colori più usati in ambito grafico, per via del concetto di creatività a cui è spesso collegato. Infine, come il rosso, viene spesso usato nell’ambito alimentare. Alcuni brand che utilizzano l’arancione come colore primario sono Etsy e Fanta.
Marchi di colore arancio
  • Grigio. Rappresenta durevolezza e stabilità, eleganza e neutralità. È il colore maggiormente usato nell’ambito delle tecnologie, dell’informatica e delle automobili. Risulta formale, serioso e raffinato. Alcuni esempi di loghi che hanno il grigio come colore principale sono Audi e Wikipedia.
Marchi di colore grigio
  • Nero. È un colore usato con attenzione, senza esagerare. È più comune trovarlo all’interno di combinazioni cromatiche, per esempio insieme al bianco e il rosso. Non deve essere usato in modo esagerato in quanto i sentimenti legati al nero sono tendenzialmente collegati al lutto e alla tristezza. È un colore ampiamente utilizzato nel mondo della moda, basti pensare a Chanel e Prada.
Marchi di colore nero
  • Viola. Nasce dalla combinazione di blu e rosso, risulta avere quindi le caratteristiche tipiche di entrambi i colori. Il viola, infatti, veicola sensazioni di passione e affidabilità, trasmette anche creatività e lusso. Viene spesso usato dai brand di moda e nel contesto dell’igiene personale. Alcuni brand che lo utilizzano sono Milka e Fed-ex.
Marchi di colore viola
  • Marrone. Come il verde, viene associato alla natura, esprime una sensazione di confort e tranquillità, viene utilizzato specialmente nel contesto delle industrie legate al legno e al caffè. Alcuni brand che hanno il marrone nei loro loghi sono Hollister e M&Ms.
Marchi di colore marrone
  • Rosa. Rappresenta femminilità e delicatezza, soffre però del fenomeno di stereotipizzazione legata al collegamento tra il colore e la donna. Uno dei loghi rosa più famosi è quello delle Barbie.
Marchi di colore rosa
  • Bianco. È per eccellenza il colore della purezza e dell’innocenza, quasi anonimo, ma che riesce ad essere associato all’eleganza. Viene usato spesso nell’ambito sanitario, per via dell’elemento della sterilità a cui può essere associato. Alcuni brand che usano il bianco come colore principale sono Kiko e Sony.
Marchi di colore bianco

Abbiamo chiesto ai soggetti di scegliere quali colori preferissero per diversi brand generici. Come puoi vedere, alcuni colori sono stati scelti quasi esclusivamente per una tipologia di brand.

2.7 Attributi

Gli attributi di un prodotto non sono altro che le caratteristiche specifiche dello stesso, che sono associate in qualche modo al brand. Questi possono essere di due tipologie:

  • Materiali, ovvero le caratteristiche direttamente percepibili.
  • Immateriali, che rappresentano le caratteristiche valutate in modo soggettivo. Una di queste caratteristiche può essere la qualità, in quanto non è facile da valutare in modo oggettivo, ma dipenderà dal compratore e dal suo utilizzo.

3. Costruire la Brand Identity

Abbiamo parlato di tutti gli elementi cardine della Brand Identity, ma ancora non abbiamo parlato di come un’azienda può effettivamente costruirsi la propria. La sua costruzione non è banale, anzi, bisogna dedicarci tempo ed attenzione. Per riuscire ad avere una Brand Identity forte e funzionale, è consigliabile seguire alcuni step precisi. Di seguito riportiamo alcuni di questi, così da darti un’idea della complessità dei passaggi per la costruzione.

  1. Analizzare la propria azienda e il mercato entro cui si inserisce. Principalmente, si devono analizzare tutte le componenti di forza e debolezza dell’azienda, indicando quali possibili ostacoli possono intervenire e come poterli superare. Studiando il mercato entro cui si inserisce la propria azienda si riesce anche ad individuare quali sono le caratteristiche più funzionali che si possono implementare.
  2. Analizzare le informazioni visive. È molto utile creare una sorta di collage (chiamato moodboard) con alcune delle immagini che si pensa possano rappresentare il brand. Questo passaggio è molto importante per poter definire ulteriormente cosa il brand rappresenta e quale tipo di cliente si vuole attrarre.
  3. Definire nome e logo: come già spiegato, il nome e il logo sono i primi elementi con cui un potenziale cliente entra in contatto, devono quindi essere definiti sin da subito. Per fare questo, bisogna seguire tutte le indicazioni elencate in precedenza.
  4. Identificare i propri clienti target: attraverso questionari e interviste, si può avere una visione chiara di quali sono i clienti che potrebbero essere interessati a comprare i propri prodotti. Per identificare i clienti target si può anche usare la tecnica delle user personas, ovvero dei prototipi di clienti che potrebbero essere interessati al brand.
  5. Indicare e analizzare quali sono gli obiettivi della propria azienda, la strategia e studiare il miglior metodo di pubblicizzazione. La pubblicità, si sa, è una parte fondamentale di ogni brand. Una buona pubblicità fa aumentare le vendite. Utilizzando i social, ormai mezzo più usato, si possono raggiungere più clienti.  Quindi bisogna analizzare il contesto della propria azienda e agire di conseguenza. In questa categoria rientra, perciò, il tone of voice. A seconda del cliente target e delle sue caratteristiche, verrà utilizzato un tone of voice diverso. Per esempio, se si propone un brand di articoli sportivi e il cliente potrebbe essere un ragazzo molto attivo tra i 25 e i 30 anni, il tono di voce sarà colloquiale, fresco e allegro.
  6. Sottolineare la personalità di marca e il messaggio che si vuole trasmettere. Tutti gli elementi della Brand Identity dovrebbero arrivare a veicolare un messaggio in particolare. Per esempio, non è consigliabile far trasparire un’idea di utilità, comodità, qualità, lusso, classe e altre caratteristiche tutte insieme, è sempre meglio dedicarsi a pochi, ma farlo nel modo più corretto e funzionale possibile.

4. Intervista a Marta e Martina di Meraki Jewels

Abbiamo avuto la possibilità di parlare con chi si è occupato in prima persona della Brand Identity del proprio marchio. Marta e Martina hanno creato un loro brand, Meraki Jewels, nel 2020.

Parlateci di come avete ideato il vostro brand: come è nata l’idea di creare un brand tutto vostro e perché proprio di gioielli?

L’idea di aprire il nostro Brand è nata in un pomeriggio del Settembre 2020, quando, esauste per la situazione economica in cui eravamo, abbiamo deciso di investire quei pochi soldi che ci rimanevano in qualcosa che potesse diventare d’ispirazione per molte altre persone. Così è nato Meraki Jewels, con l’obiettivo di poter realizzare il nostro sogno, ovvero creare qualcosa di nostro. Ci siamo lanciate nell’ambito della moda, specialmente nei gioielli, per poter arrivare a tutti. I gioielli sono un tocco di classe che ognuno di noi può portare con sé in qualsiasi momento.

Quali sono le difficoltà nel creare un brand di gioielli nell’Italia del 2020/2021?

Le difficoltà per chi apre un brand nel 2020 non sono poche, specialmente nell’ambito della moda. Purtroppo per i ragazzi giovani come noi ci sono veramente pochi aiuti economici a nostro favore e forse troppa concorrenza. Ormai ciascuno di noi utilizza i social, per chi ha un brand l’utilizzo dei social è fondamentale, ma molto spesso si va incontro a una concorrenza spietata e un pubblico molto difficile da gestire.

Da dove arriva il nome Meraki Jewels? Ha un significato particolare?

Il nome Meraki è una parola greca, ha un significato molto importante per noi, perché è la rappresentazione della nostra filosofia, ovvero mettere tutto sé stessi in ciò che si fa.

Qual è la vision dietro al brand Meraki Jewels? 

La vision di Meraki Jewels è quella di poter valorizzare ognuno di noi attraverso i gioielli Meraki, grazie all’ampia scelta. Si ispira anche alla parola Meraki e al suo significato, perché vogliamo che il cliente colga tutto l’amore che mettiamo nel realizzare i gioielli, ma specialmente che sia estremamente soddisfatto.

Come avete ideato il logo attuale? Ci sono stati dei loghi precedenti scartati? Cosa vi ha portato a scegliere i colori del brand?

Il logo attuale è stato ideato e realizzato da noi con l’aiuto di alcuni programmi presenti su Internet. All’inizio il logo era differente, leggermente meno d’impatto, per cui con l’anno nuovo abbiamo deciso di cambiare anche il logo, rendendolo più riconoscibile a prima vista. Abbiamo deciso di optare per questi colori per il brand specialmente per far risultare il logo non troppo forte ed eccentrico, anzi con questi colori crediamo che sia più soft, ma allora stesso tempo d’impatto.

Logo di Meraki Jewels

Lo slogan parla chiaro: realizzare qualcosa con l’anima, la creatività o l’amore. Mettere tutto sé stessi in ciò che si fa. Come avete deciso questo slogan?

Il nostro slogan è la traduzione della parola Meraki. Non è una traduzione vera e propria, perché la parola Meraki non è traducibile, ma il significato che sta dietro a questa parola è diventato il nostro slogan: mettere tutto sé stessi in ciò che si fa. Ed è quello che stiamo facendo giorno dopo giorno, realizzando tutto ciò con anima, creatività e amore.

Parliamo del packaging, vediamo sempre delle confezioni bellissime, che automaticamente associamo al brand. Quali sono gli elementi che lo rendono unico? 

Il nostro packaging è in continua evoluzione. Cerchiamo di ridurre il più possibile l’impatto ambientale, per questo abbiamo optato per delle scatole di carta riciclata composte per il 30% di fibre d’erba. Crediamo che sia un valore aggiunto al nostro packaging. Una cosa che rende unico il nostro packaging è che per ogni cliente varia, rendendolo speciale e unico allo stesso tempo. L’effetto sorpresa conta molto, per questo è composto dalla scatola con all’interno la carta velina, coriandoli e petali finti, tutto ciò aumenta il desiderio del cliente nel vedere il gioiello da lui acquistato, cosa a cui non tutti pensano. Inoltre, all’interno del packaging, lasciamo sempre un nostro tocco, in questo caso si tratta di una penna con il nostro logo.

Perchè avete scelto Instagram e TikTok come principali social per pubblicizzare il brand?

Per un brand che vuole emergere la pubblicità conta molto. Al giorno d’oggi i social sono tutto, i giovani sono perennemente incollati sui social, specialmente Instagram e Tik Tok, così abbiamo pensato di approfittarne, riuscendo così ad arrivare a più persone possibili. Vogliamo innanzitutto che le persone si affezionino a noi e di conseguenza anche ai nostri prodotti, per questo abbiamo deciso di mostrarci sui social, rendendo così più affidabile e credibile il nostro brand. Il target dei clienti su Instagram e Tik Tok varia dai 15 ai 25 anni circa, come inizio può andare bene, successivamente ci amplieremo anche al di fuori dei social.

5. Conclusioni e fonti

In conclusione, la Brand Identity è una delle componenti più importanti di un brand. Bisogna dedicargli tempo e rendere unico tutto ciò che si fa. Questa rappresenta il brand, ne è una traduzione in tutto e per tutto e per questo deve essere costruita ad hoc per la propria azienda.

5.1 Sitografia

Scritto da Micol
Laureata in scienze e tecniche psicologiche e appassionata di tutte le applicazioni psicologiche nel web marketing e web design.

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